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Spoleto e dintorni

La Storia ed i monumeti della cittá di Spoleto.


Parte I - dall'origine fino ai Longobardi.

Spoleto é il nome della cittadina Umbra che si erige sopra il colle denominato S.Elia (453 mt. slm). Il nome Spoleto deriva dalle Parole greche spao e lithos, che significa letteralmente sasso o roccia staccata. Di antichissime origni, si sono trovate delle tombe rinvenute sotto la Cattedrale e in seguito insediamenti umani in date appartenenti al VIII Secolo a.C., della popolazione autoctona. L'importanza strategica e militare di Spoleto per la nascente cittá di Roma é testimoniata da una cinta urbica in opera poligonale "mura ciclopiche"di oltre due chilometri risalente al IV secolo a.C., opera con cui la cittá diventa un vero e proprio centro fortificato. Intorno al III secolo a.C. acquistò molta importanza, divenendo il principale centro urbano umbro; giá da questo periodo iniziò rapporti con la cittá di Roma. Conquistata dei Romani, diventò colonia romana nell'anno 241 a.C., sotto il nome di Spoletium. La cittá di Spoletium dimostrò tutta la propria fedeltá ai Romani, opponendo una strenua resistenza all'avanzata dei Cartaginesi guidati da Annibale, che si apprestavano alla conquista di Roma. Nel I secolo a.C., Cicerone considera la cittá di Spoletium come una delle più belle e prosperosa delle colonie dell'Italia centrale. Nel 90 a.C. iscritta alla tribù Horatia, divenne Municipio "optime jure"; fù patria del poeta comico nonché bibliotecario di Augusto e amico di Mecenate, Caio Melisso, a cui é stato dedicato il Teatro omonimo. Nel 23 d.C. viene eretto l'Arco di Druso e Germanico, l'acquedotto (ricostruito in seguito nel 1300), le porte della cinta muraria, la creazione della Via Flaminia (strada voluta dal Console Caio Flaminio nel 220 circa a.C., che passando per Spoletium, collegava Roma con l'Adriatico infatti la strada termina a Rimini), il teatro, l'anfiteatro, il foro antico o "romano"(Piazza del Mercato), la bellissima domus "casa romana" (situata proprio sotto il palazzo dell'attuale Municipio), scoperta nel 1885, con mosaici pavimentali, appartenuta a Flavia Vespasiana Polla, nata a Norcia (Forca Vespia) era la madre dell'Imperatore Vespasiano, e il Ponte Sanguinario (in piazza della Vittoria) luogo del martirio del Santo protettore di Spoleto, San. Ponziano. La sua frase "Spoleto tremerá ma non cadrá " preserva la cittá dal terremoto. Il giovane Ponziano era un ricco patrizio nato nella cittá di Spoleto nell'anno 156. Sfidando, malgrado la tolleranza e le vane pressioni iniziali del durissimo Giudice Fabiano, gli editti dell'imperatore Marco Aurelio Antonino emanati contro i Cristiani, fu dapprima legato ad un ceppo e frustato per un intero pomeriggio, poi siccome non rinnegava il Dio cristiano e non volendo dunque accendere incenso agli dei pagani (a Mercurio segno di chi crede solo nel denaro, a Venere che sta a significare di fare quello che a uno piace, a Giove simbolo del potere) venne fatto camminare sul carbone ardente; non avendo provato sofferenza il giorno seguente fu presentato ai leoni dell'anfiteatro romano che gli si sdraiarono accanto leccandogli i piedi insanguinati. Dunque fu gettato in un pozzo digiuno per dodici giorni consecutivi senza risultati! Resistette anche al successivo martirio, appeso nell'arena e colpito ripetutamente, tutti gli aculei si spezzarono. Superò indenne anche il test del piombo fuso sulla pelle! Cadde sotto una scure nel Ponte sanguinario nell'A.D. 175 il giorno 14 del mese di gennaio , a soli 19 anni. Il colle Luciano accolse i suoi resti, finché nell'anno 966, sotto Ottone, il vescovo Baldrigo riesumò le sue ossa e le portò ad Utrech dove tuttora sono venerate. Il suo teschio é invece custodito nella chiesa di S. Ponziano di Spoleto e il 14 febbraio di ogni anno é portato in processione per la messa che si celebra al Duomo. E' tradizione gustare il buonissimo dolce spoletino, la crescionda, e si evita di tagliare il pane con il coltello per la ricorrenza. Spoleto seguí le sorti dell'Impero romano, divenendo Cristiana intorno al IV secolo d.C.. Fu preda delle incursioni dei Barbari, ad iniziare dall'Imperatore Teodorico (che ordinò la bonifica dei territori della Valle del Clitunno), Belisario, Totila, Narsete. La cittá di Spoleto, nel periodo dominato dai Longobardo fu capo di un grandissimo Ducato. Il primo Duca sará Faroaldo I nell'anno 569. Il Duca Longobardo di Spoleto Faroaldo II, ritiratosi a vita eremitica, edificò la chiesa di San Pietro in Valle, presso Ferentillo, sopra al vecchio eremo di Lazzaro e Giovanni, nell'anno 720 d.C..
Parte II - dai Franchi ai nostri giorni
Dopo la caduta dei Longobardi i Franchi successero alla conduzione del Ducato di Spoleto. Una volta smembrato l'Impero carolingio, il Duca di Spoleto tentò di conquistare la Corona imperiale, ma l'intensione non ebbe seguito per l'intervento di Federico Barbarossa che la conquistò e incendiò nell'anno 1155. Alla Pinacoteca Comunale di Spoleto é esposta una lapide in marmo del sec. XII con l'iscrizione in memoria della conquista di Spoleto, del 27 luglio 1155, da parte di Federico Barbarossa. La lapide, ritrovata nella zona periferica della cittá "apud pontem de Baro", intorno al XVI secolo, recita cosí: "HOC EST SPOLETUM CENSU PPlo REPLETUM QUOD DEBELLAVIT FREDERICU ET IGNE CREMAV SI QUERIS QUANDO POST PARTU VIRGINIS ANO MILL C L V TRES NOVIES SOLES IULIUS TUNC MENSIS HABEBAT". Questa é Spoleto, piena di uomini e di ricchezze, che fu sconfitta ed incendiata da Federico, e se vuoi sapere quando, il 27 luglio, 1155 anni dopo il parto della Vergine. Dopo la conquista di Spoleto, Federico Barbarossa volle donare alla cittá una SS.ma Icone in oro con una corona di diamanti, esposta al Duomo. Una delle attrattive di indubbio interesse, rimane la Croce d'altare (cristo in crose) del 1187 del Maestro spoletino Alberto Sotio. Restaurata nel 2000, rimane un pezzo unico della Pittura spoletina del duecento. E' stata sistemata nella prima nicchia di sinistra del Duomo di Spoleto. Di chiaro influsso Bizantino, é interamente dipinta su pergamena e tirata su tavola. Questa croce originariamente era collocata nella Chiesa romanica del 1174 dei SS. Giovanni e Paolo in cui si possono ammirare altri affreschi del maestro Sotio. Al di sotto dei piedi di Cristo vi é dipinto il teschio di San Matteo che riceve il sangue del Signore. Per bellezza non é inferiore all'altra seppur più celebre Croce di S.Damiano di Assisi, conservata ora nella Chiesa di S.Chiara di Assisi, che si rivolse a S.Francesco: "Va, ripara la mia casa che cade in rovina". Una copia della Croce del Sotio é conservata anche nella Chiesa di San Paolo inter vineas. Di Frá Filippo Lippi sono gli affreschi dell'abside del Duomo. Dipinti tra il 1467 e il 1469 con alcuni collaboratori tra i quali spicca fra Diamante e Pier Mattei, era in grazia degli spoletini. Il Lippi appare autoritratto nel paesaggio metafisico della Dormitio della Vergine insieme al figliuolo Filippino. Di fresco restauro, sono dipinti sia "a fresco" nelle opere di cornice ben conservate che "a secco" soprattutto per le figure, le vesti, e per i dettagli che hanno un grado inferiore di conservazione, soprattutto per quello che riguarda la tinta blu all'epoca ottenuta con polvere di lapislazzuli , facilmente deperibile. Le scene riprodotte sono: l'Annunciazione; la Nativitá ; la Morte della Madonna; Incoronazione della Vergine. Le sue Sacre spoglie sono conservate all'interno del Duomo stesso. Recenti restauri di rara pregevolezza sono nella cappellina Eroli del celeberrimo pitture Umbro Bernardino di Betto detto "il Pinturicchio" (Modonna con Bambino tra due Santi del 1497) e nella Cappella dell'Assunta del Duomo di Jacopo Siciliano (Crocefissione). Alcune opere di Jacopo Siciliano sono presenti anche nella Pieve Romanica di San Brizio. Sul Monteluco che domina la cittá vi é un Convento di Frati Cappuccini in cui fu ospite il Santo Francesco. La scritta del belvedere del Bosco Sacro, nelle vicinanze del Convento sempre da lui costruito intorno al 1218, recita nel Latino: " Nulla di più giocondo vidi della mia Valle Spoletina". Nihil jucundius vidi valle mea Spoletana.
Il "Sacro Chiodo" di San Domenico.
Uno dei "Sacri Chiodi" con cui Gesù venne trafitto sulla croce é conservato all'interno di un reliquario in argento nella Cappella Benedetti di Montevecchio, sulla sinistra della Tribuna della Chiesa di S.Domenico. Viste le sue doti e virtù risanatrici che risalgono intorno al XV secolo, il chiodo fu iniziato a venerare giá da quel tempo. La leggenda vuole che Sant'Elena, in pellegrinaggio in Terra Santa per ritrovare delle reliquie di Cristo, sia venuta in possesso di uno di questi Sacri Chiodi. Dopo il naufragio della sua imbarcazione, smarrito in mare, venne ritrovato tempo dopo sulla spiaggia Adriatica, da un eremita di Monteluco. Si notarono subito le qualitá Sacre di questo Chiodo. Un fabbro nel tentativo poi fallito di fonderlo, perse l'uso della mano che riacquistò solo in seguito. (Per dovere di cronaca, la legenda vuole che uno degli altri "Sacri Chiodi" sia l'anello di ferro interno che compone la "Corona Ferrea", simbolo del Regno d'Italia sotto il Sacro Romano Impero. La Corona Ferrea é conservata a Monza, nel Duomo di S. Giovanni Battista, patrono della Cittá, e precisamente nella Cappella della Regina Teodolinda. Con ella furono consacrati svariati Re d'Italia, a partire da Carlo Magno (dopo la vittoria sui Longobardi), di seguito: Ottone I, Berengario I, Corrado II, Federico Barbarossa, EnricoIV, Carlo IV, Carlo V, Napoleone, Ferdinando d'Asburgo. I sei segmenti in oro con rilievi a forma di fiore, sono collegati tra di loro a cerniera, sono dipinti a smalto, incastonati con pietre preziose, uniti internamente dal Santo Chiodo modellato a forma di anello. Inoltre la Corona Ferrea é anche il simbolo del "Centro Italiano Studi sull'Alto Medioevo" con sede in Spoleto, in Piazza della Libertá. Un terzo Chiodo Sacro della Croce di Cristo si trova nella Cattedrale di Colle di Val d'Elsa in provincia di Siena.)
"Complesso delle Stella".
Scarso interesse da parte delle Autoritá ha rivestito l'Anfiteatro Romano, negli anni passati essendo stato inserito all'interno di una caserma militare dell'Esercito. Solo ora tale importante monumento ha avuto la giusta considerazione. Situato in un'area chiamata "la Valle", é stato oggetto di recente restauro insieme a tutto il "Complesso delle Stella" che attraverso le mura nord della cittá medievale arriva fino alla Casbah. L'Anfiteatro fu deturpato a suo tempo con l'utilizzazione delle pietre come materiale di costruzione per la "Rocca" e "Villa Redenta". Dal 2001 sono iniziati i lavori che porteranno l'incantevole anfiteatro a ergersi come merita. Ora nell'anno 2008 il Complesso della Stella ospita il Teatro Lirico Sperimentale "A.Belli" di Spoleto.
Lucrezia Borgia.
Sulla Rocca hanno giá detto tutto altri autori. Fu commissionata all'Arch. Matteo di Giovannello (il Gattapone) dal Cardinale Albornoz Egidio nel 1362 per volontá del Papa Innocenzo VI. Ci preme solo sottolineare un particolare inquilino tanto caro a noi spoletini. Infatti, la storia vuole, che sia stata residenza di Lucrezia Borgia (1480 Subiaco (Roma) - 1519 Belriguardo Ferrara), Governatrice di Spoleto dal 14 agosto 1499, all'etá di appena 19 anni. Giá unita in matrimonio con il Conte di Cotignola Giovanni Sforza a 13 anni per volontá del padre, che fece in seguito annullare il matrimonio. Si uní in seconde nozze con Alfonso d'Aragona. Figlia del Papa Alessandro VI (Borgia di Valenza - Lanzuali Rodrigo) e Rosa Vannozza Cattanei, risultava però come i suoi fratelli Cesare (il Valentino), Juan e Jofré, figlia della stessa Vannoza e di un certo Giannozzi Domenico. La Famiglia Borgia, di antica stirpe, vanta valorosissimi uomini di guerra e di governo, é di Origini spagnole, di Jativa presso Valencia. Il suo atteggiamento morale é alquanto controverso. Da donna libertina (amante del cameriere segreto del padre Perotto trovato morto sul Tevere) e incestuosa (dibattuta relazione con Juan di cui sembra il Valentino fosse geloso finendo addirittura per ucciderlo - fece inoltre uccidere dagli Aragonesi di Napoli il II marito Duca Alfonso) come la definisce Buccardo, a donna generosa e dolce nelle grinfie tanto del padre che del fratello, come del resto si intuisce facilmente. Comunque sia, con il tempo ha acquistato l'orrenda nomina di una donna di bellissimo aspetto (ricordiamo il suo volto angelico con occhi neri (ebano), capelli biondi e naso perfetto), divoratrice di uomini, dai molteplici amanti, e pericolosa uxoricida, una vera e propria "vedova nera". Di partenza il 19 settembre dello stesso anno da Spoleto vi fece rientro, dopo la morte del primo marito, Giovanni Sforza, tre anni successivi cioé nel 1502 in occasione delle terze nozze con Alfonso d'Este (Alfonso I). Morí di febbre puerperale nel 1519 a soli 39 anni come conseguanza dell'ottavo parto. Ebbe sepoltura nella Sacrestia del Corpus Domini presso Ferrara.

Spoleto, ottobre 2008