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Spoleto e dintorni

Cristina di Svezia.


(1626 Stoccolma -1689 Roma) figlia di Gustavo Adolfo e Maria Eleonora di Brandeburgo. Aveva sei anni quando salí altrono. Il Cancelliere A.Oxenstierna presiedeva il Consiglio di Reggenza che governò fino al 1644, anno della maggiore etá della piccola Regina. Durante questo periodo, alla Regina fu impartita una perfetta educazione, specialmente nelle Lettere e nelle Scienze. Conosceva otto Lingue, tra le quali Latino e Greco. Alla maggiore etá volle avvalersi ancora del Consiglio di Reggenza, in quanto non fu mai interessata al Governo. Attuò comunque una Saggia politica di pacificazione molto profiqua (Pace con la Danimarca di Bromsebro) contribuendo con un ruolo importantissimo alla Pace di Vestfalia del 1648. Abbandonò il Governo progressivamente in favore di avventurieri che approfittarono della situazione. Amava circondarsi, non senza poche spese, di studiosi, letterati e scienziati come Cartesio e Ugo Grozio, René Descartes. Il giorno sei giugno 1654 abdicò in favore del Cugino Carlo Gustavo in quanto fu irriducibile nella scelta di un marito (tra l'altro le si attribuiscono delle relazioni con la Contessa Ebbe Sparre). Si convertí da Protestante a Cattolica fuggendo poi a Bruxelles dal Re di Spagna Filippo IV. Il tre novembre 1654 partí per Roma, cittá in cui fu ospite del Papa Alessandro VII in Vaticano. Conobbe Decio Azzolinoe I Cardinali filofrancesi. Nel 1656 si trasferí a Parigi in quanto era intensionata a chiedere aiuti al Mazzarino per diventare Regina di Napoli. Il piano fallí in quanto I Francesi non le perdonarono l'uccisione, da lei inspirata, del Monaldeschi. Anche il tentativo di invadere Napoli con l'aiuto del Duca di Modena Francesco, fallí per la morte di quest'ultimo. Nell'anno 1660 morí il cugino Carlo Gustavo ma malgrado le sue mire, le fu sconsigliato di tentare. Aiutá la lotta di Venezia contro I Turchi. Tornata a Roma riuscí nell'intento di eleggere il Papa Clemente IX insieme ad Azzolino che diverrá Segretario di Stato e con questo ebbe dei favori economici e l'appoggio per la sua richiesta del trono in Polonia che fu respinta fortemente dai Polacchi. Tornò definitivamente a Roma per dedicarsi completamente alla Letteratura, raccogliendo una gigantesca biblioteca, artisti e letterati, collezionando quadri del Seicento e del Rinascimento. Questo centro di vita letterario a Roma del quale Cristina era il centro propulsore, si opponeva al punto di vista Barocco e diede origine all'Arcadia, un anno dopo la sua morte. Alla sua morte, fu sepolta a San Pietro. La sua biblioteca personale passò alla Biblioteca Vaticana e i beni all'Azzolino.

Sue opere letterarie:
Opere d'ozio o massime e sentenze; Riflessioni sulla vita e sulle azioni di Alessandro; "Endimione" favola pastorale (con la collaborazione del Guidi); Le memorie della sua vita dedicata a Dio.
Felice Romani é stato l'autore del libretto del Melodramma "Cristina di Svezia", messo in musica da Sigismund Thalberg. L'Opera fu rappresentata per la prima volta al Kärntnerthortheater di Vienna il giorno 3 giugno 1855. All'origine il libretto venne preparato per essere messo in musica da Gaetano Donizetti.


Il suo passaggio per Spoleto.
Il giorno 14 dicembre 1655 lasciò Foligno per dirigersi verso Spoleto. Monsignor Diego Capece, Governatore di Spoleto, le andò incontro con due Compagnie di Cavalleria e un seguito di molti gentiluomini. Anche il Cardinale Vescovo Facchinetti insieme a Monsignor Gaudenzio Poli Vescovo di Amelia, al Principe di Gallicano, al Governatore di Orvieto e ad altri nobiluomini lesi fecero incontro a tre miglia fuori delle mura di Spoleto. Il Cardinale Facchinetti dopo l'incontro tornò indietro per riceverla al Vescovato. Prima dell'arrivo della Svedese alla Porta della cittá, la ricevettero ben inquadrate dei militari che la salutarono con le loro scariche. Il Magistrato la attendeva alla Porta della Cittá per ossequiarla con il solenne vivace spirito tipico dello spoletino. Cristina diede ordine di fermare la carrozza, per esprimere l'apprezzamento della calda accoglienza. La strada della cittá era stata allestita con magnifici archi trionfali, decorati con figure, e iscrizioni. L'ingresso di Porta Fuga, fu coperto e sopraelevato con un baldacchino che presentava tessuti e tendaggi finemente decorati e recava un'iscrizione in onore della Reale e un'altra che ricordava il luogo dove Annibale fu messo in fuga. Cristina passò per la Piazza che era stata allestita come un teatro. Si fece in modo che Cristina arrivasse nella notte per poter godere dei fuochi d'artificio preparati appositamente. In Vescovato, Cristina fu ricevuta da una corona nobile di dame che la riverirono secondo le migliori tradizioni. Tutte ebbero l'onore di baciarle la mano, e la stessa Cristina volle che assistessero al concerto di musica organizzato nelle sue stanze. La mattina del mercoledí 15, Cristina assistette alla Messa servita in Cattedrale dal Cardinale, dai Nunzii, dai Prelati, dai Principi e dalla nobiltá. I militari presidiavano tutte le vie della cittá percorsi dalla Cristina. Fu abbellito anche il portico della Cattedrale con fregi, figure e iscrizioni. Alla fine della messa Cristina fece ritorno in Vescovato per il pubblico pranzo con il Cardinale spoletino. Dopo il pranzo, l'abbondante nevicata impedí il programma che aveva Cristina di far visita alla Chiesa di San Domenico per rendersi conto della reliquia del Santo Chiodo ivi custodito. La sera dello stesso 15 dicembre, Cristina fece visita al Palazzo pubblico per seguire un'opera recitata da giovani nobili spoletini, uno spettacolo di notevole bellezza anche in ragione delle prodigiose macchine teatrali impiegate. La mattina del giorno 16 dicembre, Cristina lasciò la cittá di Spoleto, scortata alcune miglia dal Cardinale, e fino alle porte di Terni dal Governatore.