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Spoleto e dintorni

Spoleto - La "repulsa" di Annibale.


Breve introduzione - nascita, formazione di Annibale.


Annibale (247 a.C. - 182 a.C.) della famiglia Barca (fulmine), figlio di Amilcare, valoroso condottiero Cartaginese impegnato nella campagna contro Roma. Era nato a Cartagine ed era stato cresciuto nel culto della forza, della conquista, della lotta. Annibale viene ritenuto comunemente un uomo malvagio e crudele. La figura di Annibale che scaturisce dalle Fonti romane non é delle più malvage sebbene fossero abbastanza ostili. Il Cartaginese ha una fama molto crudele ma considerando che al Trasimeno Annibale volle cercare, anche senza successo, il corpo di uno dei due Consoli uccisi sulle coste del lago; che volle restituire alla famiglia, le ceneri del Console Marcello, possiamo pensare che non fosse poi cosí rude. Non furono migliori i Condottieri romani come Claudio Domizio Nerone che sconfitto il fratello di Annibale, Asdrubale nella Battaglia del Metauro, ne fece gettare la testa sul Campo cartaginese. Tito Livio fornisce un ritratto molto equilibrato. Cicerone definiva "crudele" Annibale e "onorevole" Pirro. Polibio ne ha sempre esaltato la figura, malgrado l'ostilitá nei supi confronti . Le sue intenzioni erano quelle di mostrare le sue capacitá militari contro la potenza maggiore del tempo: Roma. Annibale inquadrato come comandante della Cavalleria nel normale Esercito Cartaginese volle combattere una sua propria battaglia per il prestigio della sua famiglia e del suo Popolo, dopo la sconfitta nella I Guerra Punica. I Cartaginesi erano in guerra nella Penisola iberica e lo stesso Annibale si formò e partecipò a quelle azioni. Conquistata Sagunto (218 a.C.) con un primo assedio e con abili astuzie diplomatiche scatenò la Guerra contro Roma.


La II Guerra Punica.


I preparativi.
A questo punto Roma si sarebbe aspettata la continuazione della guerra nella Regione iberica, invece suo fratello Asdrubale rimase in Spagna con i suoi uomini a controllare le conquiste ed Annibale portò la guerra nella Penisola Italica. Il suo esercito era composto da circa 90.000 uomini con circa 9.000 cavalieri e 37 elefanti. Anche Roma si preparò alla guerra disponendo un esercito in sei legioni (con circa 70.000 uomini) comandato da Tiberio Sempronio a difesa in Sicilia, e 220 navi da guerra con circa 50.000 marinai comandati da Publio Cornelio Scipione mandato per mare nella Gallia ove ebbe una scaramuccia con la Cavalleria Numidica esploratrice di Annibale nel Rodano. Una più sera battaglia non conveniva ad entrambi per il momento e Scipione tornò via mare nella Penisola Italica sbarcando a Genova o a Pisa si diresse in Val Padana ove attese a difesa di Roma il nemico.


Annibale valica le Alpi.
Per attaccare Roma Annibale seguitò il suo cammino valicando le Alpi. La legenda vuole che attraversasse le Alpi con gli elefanti e tutto l'esercito. La prova fu superata con ingenti perdite (era rimasto con 20.000 fanti, 6.000 cavalieri e 21 elefanti) ma aveva realizzato una impresa militare memorabile, ed era pronto ad affrontare i Romani nella Battaglia del Ticino. La localitá in cui Annibale passò le Alpi sono indicate con incertezza alternativamente nel passo più noto del Monte Matrona (Monginevro) o per il Giogo di Cremone (Piccolo San Bernardo). Superate le difficoltá Annibale si riorganizzò e cominciò ad occupare, siglare dei patti con le popolazioni che volevano ripudiare l'allenaza e che da tempo volevano affrancarsi da Roma.


Battaglia del “Ticino”.

Annibale avanzava con 6.000 cavalieri verso la pianura mentre Scipione aveva attraversato il Po all'altezza di Piacenza e il Ticino su di un ponte di barche. Scipione, era in espolrazione offensiva con la fanteria e pochi della cavalleria leggera, dirigendosi verso i Cartaginesi per impedire il congiungimento degli stessi con gli Insubri. Lo scontro avverrá presso Victumulae, una localitá nemmeno troppo vicino al Ticino (passata alla storia con “la Battaglia del Ticino”), in cui Scipione schiererá le truppe su due linee con davanti la cavalleria celtica e i frombolieri e dietro la fanteria leggera e la cavalleria italica; mentre Annibale in una sola linea posizionerá sul centro la cavalleria pesante mentre ai lati la cavalleria leggera numidica. Annibale sperimenterá dunque per primo contro i Romani la nuova tattica militare, la rapida manovra avvolgente basata sull'accerchiamento del nemico. Annibale otterrá cosí una grande vittoria che fará ripiegare l'esercito di Scipione, che ferito verrá salvato da suo figlio (Scipione l'Africano), a Piacenza in cui attese l'arrivo di Sempronio.


La Battaglia della Trebbia.
Dopo la sconfitta sul Ticino i Romani si ritirarono nelle colline della Colonia di Piacenza per riorganizzarsi distruggendo il Ponte sul fiume che fece ritardare l'inseguimanto del Libico. Allo stesso tempo riuscí a ricongiungersi anche con le Legione di Tiberio Sempronio Longo che era stato richiamato dalla Sicilia (Roma lo aveva inviato all'inizio in Africa per la guerra ma viste le difficoltá in Patria avevano cambiato i piani), approfittando tra l'altro delle necessitá di rifornimento di viveri per Annibale che dovette accordarsi con Decio, il Prefetto della fortezza di Clastidium che tradí i Romani cedendo tutta la dispensa ivi custodita. Annibale si rinforzò ulteriormente per la defezione dei Celti (circa 200 cavalieri e 2000 fanti) che in una notte uccisero molti dei Romani sorpresi nel sonno. Il successivo scontro, sulla carta, doveva essere vantaggioso per i Romani. Anche perché Sempronio si era accampato nella stretta di Stradella in una posizione strategigamente difensiva che evitava le rapide manovre delle Cavalleria nemica cartaginese. Sebbene Scipione volesse rimandarlo per via delle ferite riportate, e attendere per tutto l'inverno, l'umore e le forze di Sempronio che aveva riportato molte recenti vittorie, erano alle stelle. Inoltre doveva approfittarne politicamente, presentando la vittoria per la successiva campagna politica. Annibale però voleva attaccare subito. Per cominciare mandò i suoi fino al Pò per saccheggiare i Celti che non avevano mostrato segni di benevolenza verso di lui. Scipione sembrò disinteressarsi, mentre Sempronio intervenne a difendere gli “alleati” con tutta la cavalleria e un migliaio di fanti. Riuscirono a respingere il nemico e poi si ritirarono. L'attacco partí nel dicembre del 218a.C., il giorno del Solstizio d'inverno, in una giornata fredda e nevosa. Annibale mandò un drappello di uomini a provocare i Romani. Sempronio schierò immediatamente tutte le sue Legioni che partirono in modo disorganizzato soprattutto per affrontare la fredda giornata contro questi uomini. Scipione fa partire i 4.000 cavalieri la fanteria leggera (36.000 uomini) e tutto l'esercito (infreddoliti dal superamento delle acque gelide della Trebbia) e si trova di fronte schierati in due organizzate line gli elefanti con 8.000 fanti leggeri davanti e dietro, 20.000 fanti africani, iberici e celti con ai lati 10.000 cavallieri e 2.000 soldati comandati dal fratello Magone nascosti e pronti all'accerchiamento. Scipione fa schierare la fanteria al centro e la cavalleria ai lati. Sorpresi da Magone alle spalle, circa 10 mila fanti riescono tuttavia a sfondare l'accerchiamento e si riparano a Piacenza. Per gli altri 15.000 sará un massacro. Scipione si trasferisce in seguito a Cremona.


Annibale valica gli Appennini.
Annibale dopo la vittoria si era sistemato nella patria dei Galli e puntò su Bologna all'inizio della primavera del 217 a.C., continuando la marcia verso Roma. A quel punto le strade alternative potevano essere due, o il passaggio per la Costa adriatica molto più agevole o l'attraversamento a sorpresa degli Appennini. I Romani, fronteggiarono queste possibilitá piazzando il loro esercito in due punti chiave. Mandarono quindi Gneo Servilio Gemino nei pressi di Rimini e lasciarono il Console Gaio Flaminio nei dintorni di Arezzo. Annibale decise di attraversare gli Appennini, era la primavera del 217 a.C.. Gli storici accreditano maggiormente il suo passaggio per le Montagne di Pistoia e più specificamente il Passo di Collina. Nell'attraversamento perse la vista ad un occhio e si trovò ancora 4 giorni in difficoltá per superare le paludi che si erano formate con le piogge subendo ulteriori perdite compresi tutti gli elefanti tranne uno.


Il Console Flaminio fa sfilare Annibale e lo bracca da Vicino.
A questo punto, riorganizzatosi seguitò la marcia in direzione Roma passando per Arezzo. Qua Flaminio lo vide sfilare ma non lo attaccò (Annibale lo lasciò sulla sinistra), e se lo si mise a seguire controllandolo alla distanza di un giorno circa di cammino, accampandosi dove aveva sostato Annibale la notte precedente. Nel frattempo Gneo Servilio Gemino, stava marciando per ricongiungersi a Flaminio lungo la Strada Consolare Flaminia, la via che lo stesso Console aveva costruito solo tre anni prima. Annibale, non poteva permettere che si riunissero le forze pertanto aveva una grande fretta di attaccare Flaminio. Per cercare lo scontro, prima del ricongiungimento di Servilio, Annibale poneva a ferro e a fuoco e distruggeva ogni cosa sul suo cammino ma il Console Flaminio non cadde in questo disegno del Barbaro.


La Battaglia del Trasimeno.

Flaminio stesso stava aspettando il Console Servilio e cercava nello stesso tempo di controllare l'avversario ma fece l'errore di seguirlo troppo da vicino. Annibale poteva essere stretto in una morsa intorno alla cittá di Foligno, luogo in cui si ricongiungevano le strade dei due Consoli. Conscio della strategia, il giorno 26 aprile 217 a.C., da Cortona Annibale piegò improvvisamente ad Est verso l'imbuto del Trasimeno, nei pressi di Tuoro, accampò tutti i suoi fanti sulle colline sopra al Lago e nascose la veloce Cavalleria numidica in una gola. Approfittando della nebbia all'alba del 27 aprile Annibale sorprese la colonna di Flaminio che aveva ripreso la marcia da Borghetto con i suoi 25.000 uomini accerchiandola e stringendola fra le colline e il Lago. Si narra che Flaminio abbia avuto alcuni segni premonitori nefasti prima della battaglia del Trasimeno. Uno di questi voleva che ordinasse di usare la zappa per piantare lo stendardo che i suoi non riuscivano a conficcare nel terreno. Un'altro che il cavallo si fosse imbizzarrito e fosse stato disarcionato prima della partenza. Annibale aveva disposto le Milizie galliche e la cavalleria nella strettoia di Malpasso, i frombolieri ai piedi delle montagne e la fanteria a Montigeto, prima dell'accampamento in una posizione trasversale. I Romani una volta superato Malpasso, con una rapida mossa della cavalleria e della fanteria leggera, furono accerchiati in una vera e propria imboscata. In un primo momento i Romani furono sorpresi e caddero in molti, poi si riorganizzarono e cercarono una valorosa resistenza. Fu un vero e proprio massacro. Ad uccidere Flaminio sará Ducario un Cavaliere gallo insubro che lo trafisse con una lancia da parte a parte. Nelle tre ore di aspro combattimento i Romani perderanno più di 15.000 uomini. Altri 6.000 uomini che erano riusciti a sfondare l'accerchiamento e riparano sulle colline ma vengono fatti prigionieri da Maarbale. Lo scontro fu cosí violento che gli eserciti non poterono neppure accorgersi di un violento terremoto che si verificò nel corso della battaglia. Le localitá dello scontro indicate sono quelle in accordo alle tesi del 1867 di H. Nissen, e sebbene non siano certe, rimangano quelle più probabili. Ci sono molte teorie alternative tra le quali quella di J. Kromayer che individuerebbe il campo di battaglia nelle zone comprese tra le colline e il Lago intorno a Passignano sul Trasimeno. Il compito del comandante della Cavalleria numida Maarbale non é terminato perché sará inviato immediatamente da Annibale (in pieno accordo alle sue strategiche imboscate) per sorprendere l'avanguardia di 4.000 cavalieri romani comandati da Gaio Centenio, lungo la Strada Consolare Flaminia. I cavalieri erano stati inviati da Servilio in soccorso a Flaminio e furono sorpresi e decimati nei dintorni di Assisi, solo la metá di essi trovò scampo. Mentre l'esito della Battaglia della Trebbia verrá nascosta, la sconfitta del Trasimeno venne ampiamente diffusa. Nello stesso tempo vennero prese importanti decisioni nominando dittatore (come era tradizione nei periodi di maggiore crisi) Quinto Fabio Massimo passato alla storia con il nome di “il temporeggiatore” o cunctator; a posto di Flaminio verrá nominato Console Regolo; il comando della flotta fu affidato a Servilio sotto il cui comando cui furono aggiunte due nuove legioni. Mentre Roma si stava riorganizzando e preparando per difendere le proprie mura, Annibale tentò di seguitare la sua marcia in direzione dell'Urbe. Sulla strada Annibale seguiterá a distruggere campagne, soggiogare luoghi e cittá in tutta la vasta Valle Spoletana tra cui Foligno le cui mura, erano cadute (ma qua le fonti non specificano bene se fossero state abbattute dallo stesso o avessero subito danneggiamenti per via del terremoto).


I luoghi della Battaglia del Trasimeno secondo l'ipotesi Tuoro.


Spoleto - L'agguato della Cavalleria a Colle San Tommaso comandata da C.Centronio.
Servilio aveva inviato 4.000 Cavalieri in aiuto di Flaminio ma questi resosi conto della sconfitta si nascosero nelle campagne e all'altezza di un piccolo colle oggi chiamato Colle San Tommaso si posero in agguato contro il nemico con l'intento di cogliere i barbari in mezzo tra loro e la cittá di Spoleto e allo stesso tempo potersi ritirare e difendersi nei vicini fitti monti. Questo loro disegno fu intuito dal sagace africano che gli schierò contro tutto l'esercito e sbarrato loro ogni passo e circondati ne compí una strage che annoverá anche il loro capo Centronio. (Bernardino Campello- Historia di Spoleto, 1672)


Spoleto - "La Repulsa di Annibale."


La cittá Spoleto bloccava il passo di Annibale perché si posizionava proprio sulla Strada Consolare Flaminia in cui l'amplissima Valle viene a stringersi in una stretta foce di monti ed era tappa obbligata per Roma. Erano I primi giorni del giugno 217 a.C. e la cittá di Spoleto stava all'avviso delle notizie e della vista di questa terribile fama di Annibale e si era creato molto panico e scompiglio all'interno delle mura. Dall'alto delle torri della cittá si potevano vedere i fuochi, il fumo e le faville dei paesi limitrofi abbattuti. Però non erano perduti d'animo i valorosi cittadini che si muní la cittá con un forte presidio, fortificando le mura e mettendo in armi anche i più giovani. Annibale si era sistemato alle porte della cittá con tutto il suo esercito. Con molta probabilitá Annibale voleva tentare di passare sul lato di Ponente in quanto al tempo la via era sí più impervia, ma anche meno ripida, mentre sul lato opposto era impensabile un passaggio in quanto non possibile. I Cartaginesi andarono all'assalto con leggerezza per via delle loro sicurezza e forza contando sul loro valore ma trovarono un nemico molto risoluto. Tra l'altro non poterono contare neppure su qualche macchina per abbattere le porte o le mura. Il calpestio e il fremito dei numerosissimi Cartaginesi era spaventoso, ma sopra alle mura erano schierati una folta corona di difensori. Quando i barbari furono vicini alle mura cominciarono a lanciare verso la cima un'immensa tempesta di saette e di pietre scagliate con macchine e le fionde dai frombolieri delle Baleari tentando di assaltare il muro dalla parte meno difesa e più debole. Gli Spoletini risposero con i loro Pili e Zagaglie con maggiore precisione e sicurezza dall'alto delle poderose, forti e robuste mura. Gli Africani tentarono anche di poggiare le scale, e tra l'altro non avevano neppure grosse possibilitá di piazzare macchine d'assedio per la particolare conformazione dei luoghi. Gli Africani non potevano neppure avvicinarsi troppo perché dalle nostre mura piombavano dei macigni e pietre appositamente predisposti che facevano saltare in aria qualsiasi riparo degli assalitori, rovesciamenti delle scale. Malgrado vari tentativi degli assalitori e con il concorso delle terribili e orribile scene dei compagni caduti, i Cartaginesi più avanzati si ritirarono e cozzarono contro l'esercito che avanzava. Gli Spoletini resosi conto della posizione vantaggiosa e facendo voto al Dio Marte di consacrargli qualche simulacro, aprirono la porta da cui erano assaliti e uscirono con una tale ferocia da porre in fuga il barbaro nemico. La Porta fu chiamata "Porta Fuga" per ricordare la valorosa resistenza.   L'iscrizione posta sulla porta recita cosí: Annibale, dopo aver sconfitto i Romani al Trasimeno, volgendosi con il suo potente esercito verso Roma, fu respinto a Spoleto con gravi perdite, diede il nome a quesdta porta per la sua fuga. "Annibal / Caesis ad Trasymenum Romanis / Urbem Romam infenso agmine petens / Spoleto / Magna suorum caede repulsus / Insigni Fuga Portae nomen fecit". Da quel giorno Annibale cambiò il suo piano. La spaventosa resistenza di una Colonia fece rinunciare ad Annibale di attaccare sia Spoleto che rimandare quella stessa di Roma a cui la cittadina umbra era rimasta tanto fedele. Annibale ripiegò infatti per il Piceno e passo nel Sud Italia e desistette per il momento di attaccare l'Urbe.