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Spoleto e dintorni

Le principali Abbazie Benedettine in Italia.


Introduzione.

Per comprendere nella interezza la nascita, la diffusone e la longevitá delle Abbazie benedettine occorre puntualizzare per prima cosa la vita del suo fondatore e Padre del Monachesimo Occidentale: Benedetto da Norcia. Dovremmo però considerare anche l'opera e la vita dell’inspiratore del monachesimo cenobitico ossia dell'Egiziano S. Pacomio (Esna 292 d.C.) la cui regola fu tramandata dalla traduzione latina di S. Girolamo (operante nella nostra Penisola) dei frammenti di alcuni testi in lingua copta e greca. Ci sono periodi alterni di diverso splendore delle Abbazie Benedettine. Dopo la fondazione del primo Cenobio a Montecassino nel 525, presto si diffuse e sviluppò rapidamente ed ebbe una battuta di arresto con la distruzione dell'Abbazia di Montecassino ad opera dei Longobardi, nel 577, i cui monaci trovarono rifugio a Roma dal Papa. Questo evento non fu del tutto negativo in quanto i monaci si sparpagliarono un po' ovunque e diedero impulso alla diffusione del Monachesimo. Il sostegno di Papa Gregorio Magno (590-604) fu decisivo per il loro sviluppo. Successivamente dopo il X secolo delle fondazioni di tipo nuovo che ricalcavano le Benedettine e prendevano il nome dal luogo della loro sede principale (Cistercensi, Camaldolesi, ecc). Poi la Riforma introdotta da Martin Lutero bloccò di nuovo la loro diffusione. Nel XV secolo prende piede il fenomeno del Congregazionismo per cui i vari ordini di diverso tipo si riunivano scambiando esperienze e regole, divenendo obbligatorio per il Concilio di Trento. Sperimentarono una nuova battuta di arresto nel secolo XVIII per via della diffusione degli Ideali Illuministi e della Rivoluzione Francese. I Monasteri Benedettini conobbero un'ulteriore fioritura al secolo XIX, anche grazie alla ristrutturazione dell'organizzazione del 1893 di Leone XIII, la quale rispettando comunque l'autonomia delle singole abbazie, ne fece 14 congregazioni, con a capo l'Abate primate, con residenza nell'Urbe, nel monastero di S. Anselmo. Oggi dovremmo avere una rinascita grazie alla elezione di Papa Benedetto XVI che Benedettino, ha assunto questo nome in omaggio ed in virtù della sua ispirazione al predecessore Benedetto XV. Le regole di costruzione delle Abbazie chiaramente riflettono le esigenze della Regola. Di fondamentale importanza é la scelta dei luoghi, perché per osservare una vita ritirata devono essere situati in luoghi isolati. Probabilmente vengono scelti anche luoghi di particolare interesse (forse é un segreto) in quanto si avverte una sensazione particolare, diciamo un magnetismo particolare, in quei luoghi. Molti scienziati sono attualmente impegnati in una ricerca di un magnetismo terrestre e si parla di una rete magnetica cioé dei punti differenziati ma di cui non conoscono la causa. Probabilmente i monaci erano consapevoli del fenomeno in questione e comunque questo magnetismo é favorevole alla vita. Se ci si reca nel Parco del Casentino, presso Bibiena, o a Camaldoli si ha una strana sensazione di pace, tranquillitá che non dipende solo dal silenzio del luogo. Il parco in questione é opera dei Frati Camaldolesi che hanno impiantato della vegetazione tipica delle Alpi, nel nostro Appennino con delle tecniche di coltivazioni segrete. Producono una varietá elevatissima di erbe medicinali che é un vanto delle loro farmacie. Inoltre in generale esistono due periodi distinti, uno in cui le regole di costruzione sono libere. Ed un altro, inaugurato da S. Benedetto sullo schema dell'Abbazia di Montecassino in cui le modalitá di costruzione sono fissate nella Regola, e prendono ancora più vigore durante il Medioevo.
Capitolo I
Pacomio di umilissimi origini contadine era all'origine pagano. Fu militare fino all'etá di anni venti periodo in cui sentí l'esigenza di convertirsi prima al Cristianesimo e poi di ritirarsi dalla normale vita a quella anacoretico ascetica di Antonio il Grande. Poi si rese conto che tale isolamento non portava a progressi e quindi ebbe l'intuizione di superare tale limite facendo partecipare anche altri a questa vita ritirata (per via delle delusioni che il mondo riserva per le guerre, gli odii) che condividevano oltre che il Cristianesimo queste sue convinzioni, inaugurando pertanto una concezione nuova della vita cenobitica, la vita eremitica in comune. Insidiò a Tabenni, presso Dandarah, il primo cenobio, e mentre la sua comunitá cristiana cresceva per l'arrivo di nuovi adepti, cominciò a predisporre delle regole di condotta per la convivenza e la vita quotidiana, il lavoro ecc. Sostanzialmente i monaci indossavano una tunica bianca di lino ed erano divisi in varie classi attendendo quotidianamente al lavoro (in genere dei campi), alla contemplazione dello spirito e alla preghiera comune (cinque volte al giorno). Dovevano comunicarsi due volte a settimana, digiunavano il mercoledí e il venerdí. Ogni singolo monastero o cenobio era retto dall’Abbá (deriva dall’aramaico che significa padre, e dunque superiore del cenobio), archimandrita, abate, mentre il complesso di tutti i monasteri rispondevano all'autoritá dell’Abate Generale. Vi erano anche dei cenobi femminili in cui il governo spettava alla Badessa. San Pacomio morí di peste nel 346 a Pebu (Egitto). Pacomio é di fondamentale importanza per la fondazione e diffusione del Monachesimo Occidentale perché é modello e ispirazione per S. Benedetto.
Capitolo II
San Benedetto é nato a Norcia nel 480 insieme alla sua gemella S. Scolastica. La casa natale é stata rintracciata in dei frammenti proprio al di sotto della Chiesa di S. Benedetto della cittá di Norcia. Il padre Eutropio era capitano generale dei Romani per la regione di Norcia e figlio di Giustiniano Probo Console. La madre Claudia Abondantia Reguardati, era la Contessa di Norcia. Nella Cittadina umbra trascorse la fanciullezza fino all'etá di anni 17 in cui venne trasferito a Roma insieme con la sorella. Con tutta probabilitá era venuto giá a conoscenza dei Siriani che erano venuti dall'Oriente e si erano rifugiati in quelle terre per essere al riparo dalle persecuzioni dei Romani, vivendo in grotte e celle scavate nella roccia, e incontrandosi in piccole chiese comuni. Ben presto però rimase deluso della vita mondana e abbandonò la casa e i beni paterni per seguire le orme di Cristo. Prima si ritirò ad Enfide e successivamente a Subiaco, dove presto venne seguito da altri fedeli che volevano vivere una vita spirituale. Sistemò i suoi adepti secondo le prescrizioni di Pacomio in dodici monasteri diversi in un numero almeno di dodici monaci presieduti da un abate. La gelosia di un prete locale però lo fece decidere di allontanarsi da Subiaco e riparare a Montecassino dove nel 525 costruí un monastero per i suoi allievi introducendo la sua Regola sintetizzata nel motto "ora et labora". Ora a tale motto é stata aggiunta "et lege" in quanto i Benedettini si sono resi conto che mancava una voce fondamentale "lo studio" da sempre praticato dai monaci di Benedetto. Difatti il Monaco benedettino avevo l'obbligo di contribuire quotidianamente al lavoro che inizialmente era essenzialmente quello dei campi e successivamente si era andato a specializzare con la bonifica dei terreni, l'artigianato e il farmaceutico (notissimi sono le erbe medicinali e i farmaci Benedettini), nell'obbligo della preghiera e della sua elevazione spirituale, il cosiddetto scriptorium ossia tutte quelle attivitá che servivano per comporre un manoscritto. Dunque al monaco era vietato l'Otium, ossia il tempo libero dagli affari pubblici e dal lavoro che era tanto amato dai Romani. Le attivitá dei Monaci benedettini spaziano in molteplici campi. Ad esempio in viticoltura abbiamo una recente scoperta in un codice Benedettino il “Salubri potu dissertatio” che porta la data del 1621 il quale riporta delle tecniche agricole medievali, scritto dal Monaco benedettino Francesco Scacchi nato a Preci ma Fabrianensis in quanto era stato ordinato colá. In questo testo si parla tra l'altro di una tecnica di fermentazione del mosto di uva in bottiglia con una dettagliata esposizione, ed il fatto é di massima cronaca in quanto un monaco delle nostre parti sarebbe a conoscenza del metodo champenois ossia della produzione dello Champagne circa 50 anni prima del suo storico inventore, il monaco anch'egli Benedettino francese Dom Perignon. Quindi sembra che quest’ultimo abbia attinto da questo procedimento che si conosceva nella nostra zona. Esistono 6 copie di questo codice una appartiene al Lunelli industriale di una grande ditta di spumanti Italiani e un’altra al Valentini altro industriale di una ditta prestigiosa locale di vini. Quest’ultimo ha scritto anche un libro dal titolo “Percorsi di vini in Umbria” in cui illustra questa recente scoperta.
Capitolo III
Abate é il titolo portato dal superiore di un monastero i cui monaci siano inamovibili dal posto in cui iniziano il proprio percorso di fede, ossia pratichino la stabilitas loci. E’ la persona indicata al governo dell’Abbazia. Deve essere riconosciuto con la benedizione del Vescovo, dopodiché é a tutti gli effetti insignito dell’Ordine Presbiteriale. L'Abbazia é dunque un monastero governato da un abate che ha una propria autonomia e possieda per lo meno dodici monaci. I primi monasteri non venivano di certo costruite su un modello. I monaci si insediavano su delle case romane o su templi pagani preesistenti e le adattavano al proprio uso. Solo con Benedetto dopo la costruzione della sua prima Abbazia in Montecassino, per iniziativa personale e il “parto” della Regola si comincia a formare le nuove su un modello ben determinato. Infatti la Regola menziona direttamente, esplicitamente e con minuzia gli ambienti dell'organizzazione dei suoi monasteri. Troviamo dunque il cortile di ingresso, la porta monumentale, l'atrio, il portico, il chiostro, le scuderie, il battistero, la basilica, l'oratorio, il noviziato, il dormitorio, la cucina, il refettorio, i magazzini, l'infermeria, la biblioteca, il Capitolo (uno dei luoghi più importanti in cui si prendono le decisioni si legge quotidianamente un “capitolo” della regola) , il cimitero, i luoghi per l'istruzione, laboratori, l’azienda agricola, le stanze per gli ospiti e la foresteria. E se ne può desumere pertanto anche le cariche come l'Abate, il Priore, il cellario, l'infermiere, magazziniere, il cantore, il portinario , il sacrestano, il cuciniere, l'elemosiniere.

A tutti gli effetti, le Abbazie venivano a costituire un vero e proprio centro di sviluppo del territorio circostante perché in qualche modo davano opportunitá di lavoro e sopravvivenza alla popolazione insediata nei dintorni. Non solo a livello pratico, ma anticamente i monasteri e le abbazie erano centri di raccolta e di diffusione della cultura in opposizione ai più rozzi e barbari monarchi, specie nel periodo Medievale, per la Penisola caratterizzato da un cambiamento di potere dinamicissimo. I monasteri e le Abbazie Benedettine costituivano dunque dei centri di conservazione delle antiche tradizioni Italiche, del sapere e della scienza. Dunque, ecco il segreto della loro sopravvivenza in un lungo periodo di quindici secoli. Benedetto fu davvero lungimirante in questo. Si era reso conto che se una comunitá voleva perdurare doveva avere una legge ben ferrea. Indi era di massima importanza non trascurare neppure la costruzione degli stessi luoghi con precise modalitá che rendevano la convivenza più semplice e autosufficiente, e nonché l’ubicazione stessa. Si rese conto che il luogo doveva essere arroccato, protetto dalle incursioni esterne, pertanto predispose il monastero a mò di castello, senza dare però troppo nell'occhio, mascherando un po' le mura e dando l'aspetto un po' più gentile, e questo raggiungeva anche lo scopo principale della pratica spirituale isolata. L'Abbazia ha delle mura perimetrali esterne veramente poderose. L'ispirazione nella disposizione probabilmente era quella della villa romana (domus) che era articolata intorno ad un peristilio posto al centro degli altri edifici, con lo scopo di collegarli armonicamente e funzionalmente come i monasteri gravitano intorno al proprio chiostro. Alcune Abbazie potevano ospitare anche 800 monaci, ma generalmente il numero era limitato mediamente ai 30-50. L'Abate in questo modo poteva conoscere meglio i suoi monaci e guidarli per il miglior verso. Era difficile che mancasse un corso d’acqua e comunque avevano studiato un sistema di raccolta dell’acqua piovana in un pozzo che giaceva in posizione centrale rispetto al chiostro. L’acqua piovana che cadeva sui mattoni appositamente studiati e dagli spioventi del chiostro veniva direttamente filtrata automaticamente da ghiaia e carbone attivo, e per caduta come tutto il sistema praticamente funzionava, veniva raccolta in un pozzo che altro non era che un gigantesco serbatoio. La chiesa domina con la sua altezza tutto il complesso abbaziale, in quanto il culto religioso e spirituale é essenziale. Il modello e ispirazione é solitamente quello poderoso Romanico, possiedono una navata centrale a cui si affincano due laterali di più modeste dimensioni secondo lo schema delle primordiali basiliche. E' a croce latina e quasi sempre esposta a Nord per proteggere il complesso dai venti di tramontana e non ostacolare la luce agli altri edifici. Il chiostro, circondato da tutte le altre costruzioni, in una posizione centrale é contornato da dei portici, é un luogo di silenziosa meditazione e ispirazione. Con il tempo, i consigli pratici delle diverse esperienze in comune, poi le modalitá di costruzione si andavano affinando e le Abbazie prendevano sempre di più una forma comune. Per la nostra zona dell'Umbria le principali Abbazie benedettine sono:
San Eutizio:
in Valcastoriana nei pressi di Preci. E' uno dei primi esempi del Monachesimo cenobitico Occidentale e pre Benedettino. Sorse per iniziativa di S.Spes intorno al 450 d.C. per condurre vita cenobitica insieme ai suoi monaci. A Spes succedette il discepolo Eutizio e successivamente passo sotto la guida dei Benedettini, divenendo poi Abbazia. Tale Abbazia esercitò in quei secoli un immenso potere spirituale e politico su un vastissimo territorio. La chiesa é in stile romanico con navata unica. Il complesso ospita uno scriptorium e una biblioteca di notevole interesse soprattutto per gli studi medico chirurgici.

San Pietro in Valle
presso Ferentillo. Fu edificata nel 720 dal Duca di Spoleto Faroaldo II (in cui si ritirò a vita eremitica) sopra ad un vecchio eremo di Lazzaro e Giovanni. La chiesa é del tipo romanico ad unica navata sviluppata longitudinalmente con breve transetto, la copertura é a capriate. Il campanile, di successiva edificazione, risale all'XI secolo. I bellissimi Affreschi romanici sono del XII secolo e ritraggono oltre a S.Pietro e S.Benedetto, alcun scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Chiesa abbaziale di San Felice e Mauro di Narco. La chiesa in stile romanico fu edificata nel 1190 sui resti di un antico Edificio benedettino. La zona fu bonificata dagli stessi Monaci benedettini perché vi era una palude lungo il corso della Nera che simboleggiava il fiato del drago sconfitto dai monaci Felice e Mauro. Poi spostandoci in altre regioni dobbiamo ricordare la più importante cioé
l'Abbazia di Montecassino,
a Cassino, giá citata distrutta dal bombardamento degli alleati nel 1944, e ricostruita esattamente sul vecchio progetto.
Poi l'Abbazia di Subiacola cui bellezza risiede nella ricchezza degli affreschi e in pavimenti in marmo che letteralmente sbalordisce,

L'Abbazia di Farfa.

Infine l'Abbazia di Casamari nei dintorni di Frosinone. Eretta nel 1005 ad opera di Monaci benedettini La Chiesa ha pianta basilicale a tre navate e croce latina in Stile Gotico, rispetta però di più i canoni dell'Architettura Cistercense perché passo nel XII secolo sotto questo Ordine, che aveva piucchealtro una vocazione agricola di sussistenza, un rispetto della regola di povertá maggiore. Comunque rimane molto delle costruzioni primordiali di Modello benedettino .
Spoleto, venerdí 23 giugno 2006